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Le parole contano,
eccome

20 giugno 2026 Bartolomeo D’Alia

Una richiesta arrivata in chat mi ha fatto capire che la sezione più importante del sito raccontava qualcosa di diverso dal prodotto che vendiamo. Ecco come l’ho rivista.

Il primo impatto

Quasi tutto si gioca nei primi secondi

Anche se non sono un esperto di marketing, l’esperienza e il buon senso mi hanno insegnato una cosa: quando un utente apre una pagina, in pochissimi secondi decide se ha capito dove vogliamo andare a parare, o se ne va.

A volte cadiamo nella tentazione di impressionarlo con parole di forte impatto. Ma la domanda, in fondo, resta sempre una:

«Se stiamo vendendo un prodotto, il Cliente ha capito subito cosa stiamo vendendo?»

Parliamo di pochi secondi. E in quei secondi dobbiamo centrare, in ordine, tre obiettivi.

1

Un messaggio chiaro e inequivocabile

Se possibile, in pochissime parole.

2

Un rinforzo immediato

Ancora prima che l’utente scorra: promesse, caratteristiche, vantaggi che confermano il messaggio e invitano a scoprire il resto.

3

L’impatto visivo

L’ho messo per ultimo di proposito: possiamo costruire la hero più bella del mondo, ma se l’utente non capisce subito, anzi immediatamente, dove vogliamo arrivare, lo sforzo non è servito a niente. È il punto su cui sono più debole, quello che mi fa cadere in tentazione e a volte mi distrae dalla sostanza.

Qui parlo dei primi due. Sono quelli che, se li manchi, producono il cosiddetto rimbalzo: l’utente non afferra il messaggio e lascia la pagina in un attimo. A me, con okNapoli, non è arrivato nemmeno un rimbalzo — è arrivato di peggio: un cliente che il messaggio l’aveva letto e, invece di capire che vendevamo dei biglietti integrati su alcune attrazioni, ci aveva scambiati per un sito che dava informazioni turistiche su Napoli.

01 / L’aneddoto

Una richiesta che mi ha fatto riflettere

Qualche giorno fa un cliente ci scrive in chat. Una domanda normale, gentile. Io all’inizio non avevo realizzato e ho addirittura pensato che avesse sbagliato sito. Ecco cosa chiedeva:

«Quali sono le strutture più interessanti da visitare a Napoli quest’estate?»

In pratica ci stava chiedendo informazioni su cosa visitare, ma okNapoli non è una guida turistica: le strutture le abbiamo già scelte noi, a priori, e le abbiamo confezionate in due biglietti integrati (okNapoli 4 e okNapoli 8). Quel cliente non avrebbe dovuto chiedersi cosa vedere: la scelta, in fondo, l’avevamo già fatta per lui.

Se l’ha chiesto comunque, è perché il testo della hero glielo lasciava intendere. Non una sua distrazione: era la pagina a parlare nel modo sbagliato.

Obiettivo 1 · La promessa

Il messaggio che non si può fraintendere

Deve cioè dire in pochissime parole cosa vendiamo, senza lasciare spazio a interpretazioni. Ecco come appariva la hero prima dell’intervento:

Alla luce della nuova consapevolezza acquisita, ecco la mia analisi:

1

«Non sai cosa vedere?»

Metteva okNapoli nei panni di chi dà consigli, non di chi ha già scelto. La palla restava al cliente.

2

«Le attrazioni più belle»

Apriva un campo sterminato di cose fra cui orientarsi, l’opposto di un insieme chiuso e curato.

3

Il prodotto arrivava tardi

Il «4 o 8 esperienze» in realtà c’era, ma solo nei vantaggi sotto la hero. Un effetto tardivo: quando l’utente ci arriva, il titolo ha già detto la sua.

Proviamo a rivedere i testi

Sono partito dalle due righe che pesano di più: l’occhiello e il titolo. Non al primo colpo, «viaggio» tirava dentro troppo (voli, hotel), «tour» sapeva di orario fisso. La parola giusta era la più semplice, «esperienze».

Occhiello
PrimaVai a Napoli e non sai cosa vedere?
DopoAbbiamo scelto il meglio per te
Titolo
PrimaVisita le attrazioni più belle con okNapoli
Dopo4 o 8 esperienze in un solo biglietto: okNapoli

Ecco il risultato:

Ora le due righe non si ripetono: l’occhiello dice chi sceglie, il titolo cosa ottieni. In pochissime parole, e senza equivoci.

Tre buoni motivi, prima ancora di scorrere

Centrato il messaggio, il secondo obiettivo è confermarlo subito, prima che l’utente scorra. Per questo ho rivisto anche i 3 vantaggi in ATF, migliorando i testi dei primi 2 e rivedendo completamente il terzo:

«1 solo biglietto a prezzo scontato»

Paghi meno dei biglietti singoli

«Scontato» non diceva mai rispetto a cosa. Adesso sì.

«1 anno per prenotare»

Fino a 1 anno di tempo

Il vecchio testo prometteva un anno a tutti, ma il carnet da 4 dura sei mesi. «Fino a» è onesto per entrambi.

Il terzo punto
«Scegli fra 4 e 8 esperienze»

Galleria Borbonica, Tesoro di San Gennaro…

Nella hero non si parlava mai del contenuto. Il terzo punto era diventato ridondante: l’ho riempito con due nomi che da soli ingolosiscono, e che ci sono in entrambi i carnet.

Ecco il risultato finale:

La resa su mobile

Non dimentichiamo che oggi il mobile è il mezzo più usato: è lì che la maggior parte delle persone incontra la hero per la prima volta. Stesso prima e dopo, sullo schermo che conta di più.

La prima impressione è quella che conta

Sono spesso portato a fare accostamenti tra l’UX e il mondo reale. E quante volte avete sentito dire, nei più svariati contesti, che la prima impressione è quella che conta? Una delle più grandi verità mai proferite, e che conferma in pieno la tesi di questo appunto.

Da questa esperienza arriva anche un altro grande insegnamento: «il feedback degli utenti è oro». Possiamo sforzarci, dare fondo a tutte le nostre capacità e pensare di aver fatto il miglior lavoro del mondo — poi arrivano loro e puntualmente ci smentiscono.

Ecco cosa mi porto a casa, la pratica più importante e troppo spesso trascurata: chiedere sempre, in qualunque modo e con tutti i mezzi possibili, il feedback agli utenti. Puntualmente, le loro considerazioni «innocenti» ci aiuteranno a rimanere sul binario giusto.

E il vostro sito? Come si comporta alla prima impressione?